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    February 04

    l'Etna... genesi e....sublimi foto..

     


     

    L'Etna è un vulcano attivo che si trova sulla costa orientale della Sicilia (Italia), tra Messina e Catania. È il vulcano attivo più alto d'Europa e uno dei maggiori al mondo. La sua altezza varia nel tempo a causa delle sue eruzioni, ma si aggira attualmente sui 3.340 m. s.l.m. Il suo diametro è di circa 45 chilometri.

    Come tutti i vulcani l'Etna si è formato nel corso dei millenni con un processo di costruzione e distruzione iniziato intorno a 600.000 anni fa, nel Quaternario. Al suo posto si ritiene vi fosse un ampio golfo nel punto di contatto tra la zolla euro-asiatica a nord e la zolla Africana a sud, corrispondente alla catena dei monti Peloritani a settentrione e all'altopiano Ibleo a meridione. Fu proprio il colossale attrito tra le due zolle a dare origine alle prime eruzioni sottomarine di lava basaltica fluidissima con la nascita dei primi coni vulcanici, al centro del golfo primordiale detto pre-etneo. Si ritiene che tra 200 e 100.000 anni fa questi coni entrarono in una nuova fase di attività eruttiva emettendo lave di altro tipo, alcalo-basaltiche.

    L'Etna fotografato verso il lato di sud-est nell'ottobre 2002 da bordo di una stazione spaziale. La zona brunita è dovuta alla cenere espulsa dal vulcano, che ha causato più volte la chiusura degli aeroporti di Catania e Reggio Calabria.

    Il principale dei coni, che viene denominato dagli studiosi Monte Calanna, è oggi inglobato al di sotto del vulcano. Cessata l'attività di questo, circa ottantamila anni fa entrò in eruzione un nuovo complesso di coni vulcanici, detto Trifoglietto, più ad ovest del precedente, che a dispetto del grazioso nome fu un vulcano estremamente pericoloso, di tipo esplosivo, come ad esempio il Vesuvio e Vulcano delle isole Eolie, che emetteva lave di tipo molto viscoso. L'attività vulcanica si spostò poi ancor più ad ovest con la nascita di un ulteriore bocca vulcanica a cui vien dato il nome di Trifoglietto II. Il sistema esplose circa 64.000 anni fa dando luogo ad una tremenda eruzione che svuotò la camera magmatica, di conseguenza il complesso vulcanico collassò e diede origine all'immensa caldera detta Valle del Bove profonda mille metri e larga cinquemila. Il collasso del vulcano che con le sue eruzioni ormai aveva riempito quasi del tutto il golfo preesistente, portò ad un lungo periodo durato circa 30.000 anni in cui si alternavano fasi di effusione lavica basaltica a fasi esplosive violente con formazione di tufi e altri prodotti piroclastici; al termine del periodo, un nuovo grande cono laterale, ancora più ad ovest, entrò in attività. Era nato il Mongibello, che è quello che forma il complesso ancor oggi in attività.

    Nel corso del tempo si sono avute fasi di stanca e fasi di attività eruttiva, con un collasso del Mongibello intorno a ottomila anni fa; le lave son ritornate ad essere di tipo fluido basaltico e si sono formati altri coni di cui alcuni molto recenti come la Bocca Nuova e il cratere di Nord-est. Il vulcano attuale è ricoperto inoltre di piccole bocche laterali, dette effimere, prodotte dalle varie eruzioni nel tempo. Un cono abbastanza anomalo è quello di Mojo molto a nord e decentrato, cono che si formò improvvisamente nel medioevo a ridosso del villaggio abitato costringendo gli abitanti ad improvvisa fuga verso i monti.

    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

    Consiglio interessante www.ct.ingv.it

      

    January 31

    Immagini della mia Terra....spazi vissuti

    La fotografia come documentazione

     

    Non appena l’invenzione della fotografia fu resa di dominio pubblico, in tutta la Francia si diffuse la moda del ritratto. Se quello pittorico era prerogativa della classe aristocratica, il ritratto fotografico offri anche a larghi strati della borghesia la possibilità di “nobilitarsi” con una spesa contenuta.

     

     

    Il reportage di guerra

     

    Un altro uso a cui si prestò la fotografia fu quello dei reportage di guerra, ossia dei servizi giornalistici di un cronista o di un corrispondente.

    Nel 1855 infatti il governo britannico incaricò l’avvocato Roger Fenton di seguire la guerra in Crimea ( 1853-56 ), ma gli ingiunse di non fotografare i morti e i feriti, bensì di limitarsi a riprendere solo immagini di soldati ordinati e scene non angosciose di vita quotidiana per rassicurare i famigliari dei combattenti.

    La guerra civile americana fu invece documentata dal fotografo Matthew B. Brady con maggiore rigore realistico, per rendere tutta la brutalità e la durezza dello scontro in atto.

    Brady non si accontentò di riprendere personalmente gli scontri ma organizzò una vera e propria agenzia fotografica, ricorrendo alla collaborazione di ben 25 corrispondenti che operarono per lui  sui campi di battaglia. A Brady si devono anche 35 fotoritratti del presidente Lincoln.

     

     

    Il fotoreporter      

     

    Con il reportage di guerra emerse una nuova figura: il fotoreporter ossia colui che seguiva le operazioni di guerra per darne delle testimonianze visive oltre che narrative.

    Il fotoreporter non solo registra  nelle sue fotografie le conseguenze di una battaglia, ma le vive in prima linea. Caposcuola di questa pratica fu Robert Capa (pseudonimo di Andrai Friedmann, 1913-1954).

    Per la prima volta la morte veniva fermata in diretta; Robert Capa immortalò inoltre alcuni momenti della seconda guerra mondiale, tra cui la sbarco in Normandia e infine il conflitto indocinese durante il quale rimase ucciso per lo scoppio di una mina antiuomo.

     

    La fotografia come denuncia sociale

     

    Molti giornalisti e sociologi utilizzarono invece la fotografia con intenti di denuncia sociale, per esempio per illustrare le misere condizioni di vita degli agricoltori statunitensi dopo la crisi del 1929.

    In Italia le prime testate che introdussero le immagini fotografiche furono “L’Illustrazione italiana” “Il Giornale d’Italia” e “La Stampa”.

     

    Il fotogiornalismo

     

    Il fotogiornalismo nasce più tardi, nel momento in cui l’immagine fotografica diventa preponderante rispetto al testo scritto e viene sfruttata in tutte le sue potenzialità espressive e comunicative.

    In Italia fu il settimanale illustrato “Tempo” che a partire dal 1939 cominciò a raccontare anche attraverso le immagini, servendosi della fotografia

     

    January 29

    La piana di Catania...e L'Infinito di Leopardi

    calipso
     
    Giacomo Leopardi 1819
    L'infinito
     
    Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
    e questa siepe, che da tanta parte
    dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
    Ma sedendo e mirando, interminati
    spazi di là da quella, e sovrumani
    silenzi, e profondissima quiete
    io nel pensier mi fingo; ove per poco
    il cor non si spaura. E come il vento
    odo stormir tra queste piante, io quello
    infinito silenzio a questa voce
    vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
    e le morte stagioni, e la presente
    e viva, e il suon di lei. Così tra questa
    immensità s'annega il pensier mio:
    e il naufragar m'è dolce in questo mare.

     

    January 27

    L'inizio...

    La nascita della fotografia è avvenuta grazie ad un lungo processo il cui iniziatore si può considerare Aristotele, il filosofo greco che nel IV secolo a.C. fornì le prime ipotesi per la successiva creazione della camera oscura.

    Il filosofo osservò infatti che se si oscurava una stanza, lasciando solo un forellino del diametro di una matita dal quale far passare un raggio di sole, e ponendo un foglio a circa 20 centimetri dal foro, su di esso diventava visibile l’immagine capovolta di un oggetto posto all’esterno della camera.

    La creazione della camera oscura vera e propria fu realizzata con una cassetta, dove l’immagine dell’oggetto si produce sulla parete opposta al foro.

    La nascita della fotografia avvenne solo grazie ai progressi paralleli nel campo dell’ottica e in quello della chimica, dove i risultati notevoli vennero raggiunti nello studio della mutazione di colore e tonalità di alcuni composti chimici esposti alla luce.

    A Jean Hellot è dovuta la scoperta, nel 1737, dell’inchiostro “simpatico”, le cui tracce una volta fissate su un foglio diventano visibili alla luce del sole.

    Il francese Joseph Nicephore Niepce fu il primo a scoprire un composto fotosintetico in grado di rendere permanenti le immagini prodotte.

    Questi espedienti furono ripresi da Louis Jacques Mandè Da guerre.

    La fotografia, letteralmente scrittura con la luce, è nata come mezzo di riproduzione della realtà.

    La nascita ufficiale risale al 7 gennaio 1838, quando il fisico ed astronomo Dominique Francois Arago presentò all’Accademia delle Scienze di Parigi il primo procedimento fotografico ideato da Louis Jacques Mandè Da guerre che, grazie ai vapori di mercurio, trovò il modo di sviluppare un’immagine impressa su di una lastra di vetro ricoperta da uno strato di ioduro d’argento